Cos’è un automa?

Published October 21, 2011 by giadaranzoni91

Durante le lezioni in classe più volte l’insegnante ha utilizzato la parola AUTOMA. Ho quindi cercato su internet delle informazioni a riguardo.

AUTOMA:

Con il termine automa s’intende un qualunque dispositivo, un qualunque oggetto, che esegue da se stesso un particolare compito, sulla base degli stimoli od ordini ricevuti.

Normalmente il termine automa è associato all’altro ancor più generale di macchina e sta ad indicare un congegno che “imita i movimenti e le funzioni di un corpo animato”.
In sostanza il concetto di automa è quello di una macchina capace di svolgere in maniera automatica, una volta sollecitata in modo opportuno, delle operazioni particolari più o meno complesse che portano a un preciso risultato.

Quindi esempi di automi possono essere una lavatrice, un distributore automatico di bibite, un interruttore, una calcolatrice tascabile, un ascensore…

La parola automa deriva dal greco autòmaton, meccanismo semovente e dal latino automâtus, che si muove da sé.                            Quindi è una macchina che, con mezzi meccanici, compie attività complesse in cui sono riconoscibili elementi del comportamento umano.
Il primo momento significativo della costruzione di un automa è connesso con gli sviluppi dell’orologeria e infatti i primi automi documentati sono figure collegate ai meccanismi di grandi orologi a torre o a parete.
Il periodo di maggior diffusione ed entusiasmo degli automi fu il sec. XVIII, quando i progessi della scienza meccanica resero possibili risultati spettacolari per la complessità e la varietà dei movimenti eseguiti dalle figure, singole o in gruppo, che venivano anche esibite in tournées.
Celebri furono in quel periodo gli automi del francese Jacques Vaucanson (1709-1782), che però non ci sono pervenuti, mentre restano quelli, veramente straordinari, dello svizzero Pierre Jacquet-Droz e dei suoi due figli Henri Louis Jacquet-Droz e Jean-Frederic Leschot, quest’ultimo figlio adottivo.

Nel 1768, con l’aiuto dei due figli, Jacquet-Droz intraprese la costruzione del primo androide, un fanciullo di legno e ottone che venne battezzato Charles Jacquet-Droz, lo Scrivano. Impiegò quattro anni. Al piccolo scrivano, seduto al tavolino, si può far scrivere un messaggio lungo fino a 40 lettere, inoltre gli si può ordinare di andare a capo, di lasciare uno spazio o di intingere la penna d’oca nel calamaio. La testa e gli occhi, comandati da una molla da orologio, seguono il testo man mano che viene scritto. La forma delle lettere è determinata e trasmessa alla mano che scrive da una serie di camme di ottone, una per ogni carattere, o moviento della mano. Mentre la mano destra traccia le lettere, la sinistra sposta il foglio per consentire una corretta spaziatura, evitando così la deformazione curvilinea della scrittura che risulterebbe se la sola mano destra, imperniata sul polso, si spostasse attraverso il foglio.

Il “programma” che regola l’ordine di scrittura delle lettere è costituito da un disco di metallo posto nella schiena dell’androide. Per cambiare il testo occorrono circa sei ore di lavoro, con tolleranze dell’ordine di pochi centesimi di millimetro. La messa a punto è così critica che una semplice variazione della temperatura ambientale provoca talvolta errori di ortografia.

Oltre a questo ne progettarono altri due.
Ancora nel sec. XIX automi di altissima qualità furono oggetto della curiosità popolare, mentre d’altra parte congegni meccanici assai più poveri e semplici continuavano ad essere diffusi in una modesta produzione sotto forma di orologi e oggetti di raffinatissima oreficeria che venivano ancora prodotti per una particolare clientela aristocratica.

I progressi della tecnica, in particolare dell’elettronica, hanno portato alla costruzione di macchine complesse che, in taluni casi, possono svolgere alcune funzioni proprie dei livelli superiori dell’attività umana.
Per queste macchina, in grado di essere programmate per svolgere le più svariate mansioni e, talvolta, per modificare le proprie azioni in relazione ai mutamenti ambientali, si usa ancora parlare di automi, per quanto sia invalso nell’uso il termine robot.

INFORMATICA:

L’informatica è una scienza di tipo matematico che crea sistemi per raccogliere, organizzare e conservare le informazioni in modo automatico. Il termine deriva da:

INFORmazione autoMATICA

 

Lo scopo fondamentale di questa disciplina è proprio quello di realizzare le macchine, dette automi, capaci di eseguire le azioni necessarie alla risoluzione di un problema. Un automa può essere definito come una macchina che imita i movimenti dell’uomo e lo sostituisce in certe attività riducendo fatiche e rischi. Dal punto di vista dell’informatica un automa è un sistema in grado di ricevere informazioni dall’esterno, reagire alle stesse, e inviare informazioni dirette di nuovo all’esterno.

Un automa risponde solo alle istruzioni per le quali viene programmato. Da questa affermazione deriva il termine programma (o algoritmo), applicato ad una sequenza di operazioni definite a priori.

 

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