Matematica, mio terrore …

Published December 20, 2011 by giadaranzoni91

Ecco un altro interessante libro che il professor Lariccia ha citato in classe.Questo libro è dedicato a tutti coloro che odiano la matematica e soprattutto ne hanno il terrore.

Ecco alcune informazioni su questo libro trovate in rete:

autore Anne Siety  
titolo Matematica, mio terrore.
Alla scoperta del lato umano della matematica
editore Salani Editore
collana  
anno 2003
  pp. 205
  La matematica non è quell’ostacolo insormontabile che condanna definitivamente chi non vi è portato a rimanere escluso dai suoi misteri. L’autrice propone di stabilire un contatto concreto e reale tra l’allievo e la matematica, sdrammatizzando il rapporto con questa “misteriosa” materia e aiutandolo a lasciarsi coinvolgere profondamente, a farne un’esperienza di crescita.
recensioni da L’Indicedi Emanuele Vinassa de RegnyIn questo libro a parlare di matematica è un’insegnante di scienze dell’educazione nelle Università di Parigi X e Parigi VII che si è specializzata nel campo della psicopatologia della matematica. Il tema portante è il “blocco” che, in tutti i livelli di scuola, coglie molti studenti quando si avvicinano a questioni di matematica. Naturalmente la matematica è “umana” come tutte le altre scienze e, infatti, l’atteggiamento di rifiuto o di rinuncia fatalistica nasconde in realtà un coinvolgimento emotivo che però non trova paragoni in qualsiasi altra attività scolastica. Diviso in tre parti (Lamentele: i miti matematici; Vivere la matematica; L’inconscio all’opera. Strutture matematiche, strutture psichiche), il testo presenta una successione di casi “clinici” e ne suggerisce la soluzione con raffronti diversi. Per esempio, nella prima parte si parla di “matematica disumana… o troppo umana?”, ma anche del professore di matematica, “questo sconosciuto”; nella seconda parte si suggeriscono alcune soluzioni (come usare parole chiare, far lavorare la fantasia ecc.); nella terza parte, infine, si definisce la matematica “scienza della separazione” e se ne fa un’analisi di tipo psicoanalitico, anche se non si tratta di fare psicoterapia ma semplicemente di eliminare il “terrore” che questa disciplina incute a giovani e meno giovani e, soprattutto, di capire le origini di questo terrore. Il libro è ovviamente consigliabile a tutti i docenti di matematica, ma è anche un’ottima e stimolante lettura per tutti coloro che della matematica hanno o hanno avuto il terrore, e che poi l’abbiano vinto oppure no.

 

Di Matematica, mio terrore si potrebbe dire a prima vista che è un libro di psicologia. O quantomeno il libro scritto da una psicologa su un argomento in apparenza del tutto estraneo alla psicologia. Ma questo bel libro è anche il tentativo di trovare, attraverso modalità inconsuete e originali, risposte a problemi e difficoltà molto diffusi fra ragazzi e adulti – il terrore, il “blocco” per la matematica. L’autrice, che insegna Scienze dell’educazione nelle Università di Parigi X e Parigi VII, ha una formazione psicologica e psicoanalitica ma sa (eccome se sa!) di matematica. Il suo intervento con i ragazzi, di cui il libro contiene un’ampia casistica, avviene appunto sul terreno della matematica, e il suo “metodo” non è e non vuole essere una psicoterapia mascherata. Ma piuttosto un modo di aiutare il superamento dei “blocchi” (e dei pregiudizi) attraverso il disvelamento delle ricche risonanze emotive ed esistenziali che il contatto con la matematica mette in moto.

Tutto il libro è attraversato e animato dall’appassionata confutazione dell’idea che la matematica sia una disciplina fredda, astratta, che non mette in causa le emozioni, che non ha relazione con il corpo, che sta a sé. Nella prima sezione (“I miti della matematica”) vengono esposti e analizzati tutti i luoghi comuni e i casi tipici del repertorio delle allergie alla matematica: nei ragazzi che vanno a scuola, ma anche negli adulti, con i loro ricordi scolastici; e anche sottolineato il ruolo, positivo o negativo, che il rapporto con la matematica ha avuto nelle loro scelte di vita.

La seconda parte (“Vivere la matematica”) è quella propositiva. Molti casi concreti, quasi un metodo pratico. La rivendicazione del riferimento della matematica al corpo e alle sue emozioni è sistematica, organizzata, appassionata. Il comune disdegno degli insegnanti per ciò che non è astrazione viene sottoposto a critica radicale: è un atteggiamento ideologico. L’astrazione è un processo dialettico, che va continuamente dall’esperienza sensibile al pensiero astratto, e non una dimensione data una volta per sempre. E così è stato anche nella storia: non erano forse calculi  i sassolini usati per contare nell’antichità?

Nell’ultima sezione, la psicoanalista che alberga nella formazione dell’autrice viene allo scoperto. E allora via con le dinamiche collegate alla separazione (“Separarsi da un segmento di retta”, “Separarsi dal professore”…), collegate al tempo e alla crescita,  collegate al sesso. E, in conclusione, il senso ultimo del suo operare con i ragazzi: “…in seguito, quando avrà forse dimenticato tutto, gli rimarrà l’esperienza di aver superato una situazione che credeva bloccata, grazie a delle risorse trovate in se stesso, e di cui non sospettava l’esistenza”.

Sembra veramente molto interessane!!!vorrei proprio leggerlo!!!

 

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